Quando guardiamo alla natura, alla sua biodiversità, ai suoi mille colori e forme, ne apprezziamo spesso ogni sfumatura, ogni minimo dettaglio. Eppure è l’emblema dell’imperfezione, perché solo grazie ad essa si genera il cambiamento, la varietà. Perché non dovremmo guardare alle persone come facciamo con la natura?

I bambini, fino ad un certo punto, non percepiscono il significato della diversità, nemmeno di quella più macroscopica. O meglio, la percepiscono, ma non la definiscono, non la etichettano, non la inquadrano dentro gabbie di valore. Soprattutto non sovrappongono i concetti di diversità e difetto. Questi sono passi successivi, che fanno con l’aumentare dell’esperienza del mondo adulto. Un famoso esperimento lo chiarisce senza possibilità di smentita:

L’occhio giusto con cui guardare i difetti

Imparare a guardare la diversità senza metterla in relazione diretta con il ‘difetto’ garantisce uno sguardo su noi stessi e sugli altri più salutare, soprattutto di fronte alle inevitabili aspirazioni alla perfezione di cui diventiamo, o ci rendiamo oggetto, crescendo.

Per spezzare la pressione di chi ci vuole perfetti è utile comprendere come questa tensione si generi in noi. Essa può emergere per diversi motivi, tra i più comuni la paura di non piacere, di non essere abbastanza per le persone che ci circondano. Spesso accade che questa tensione sia esercitata da terze persone che hanno su di noi un’importante influenza, come i genitori, che involontariamente ripongono sui  figli una quantità eccessiva di aspettative.
La necessità di essere perfetti è una necessità paradossale che, inserita in un contesto sociale antagonista come il nostro, ci porta a chiedere a noi stessi sempre di più, portandoci a metabolizzare un’insoddisfazione quotidiana, anche tra i più piccoli.

Sono questi i dati raccolti da una recente ricerca effettuata dalla York St John University e pubblicata su Psychological Bulletin. Gli studiosi hanno infatti analizzato i dati di 41,641 studenti universitari che hanno realizzato un quadro generale di come il perfezionismo si sia modificato dagli anni ‘80 al 2017. Dagli studi in questione sono risultate tre ampie ‘varianti’ di perfezionismo: il perfezionismo “orientato agli altri”, il perfezionismo “orientato verso se stessi” e il perfezionismo “sociale”.

Un’occasione per spiegare l’imperfezione ai bambini

Con una filastrocca inizialmente straniante Anna Sarfatti ha provato a presentare senza falsa retorica questo delicato tema ai lettori più giovani. La sua storia in rima parla del coraggio di una bambina che, stanca degli infiniti tentativi della madre e del Dottor Tiriparo di cambiarla e renderla finalmente “bella”, decide che è arrivato il momento di ribellarsi. Impara a guardare i suoi difetti con occhi nuovi, a comprenderne l’importanza, capendo che in fondo quelli che dicevano fossero i suoi “punti deboli”, erano invece utili e valorizzabili.

La bellezza sta nella diversità, è incontrare persone che vedono ciò che noi consideriamo il nostro “punto debole”, con occhi diversi, e potrebbero farci comprendere l’utilità di ciò che noi consideriamo un difetto.

Alla prima occasione fate così: chiedete ai vostri bambini se c’è una caratteristica del loro corpo che preferiscono o qualcuna che non amano. Vi daranno risposte bellissime e stupefacenti. E se farete insieme la conoscenza di Rospella, potete anche provare a fare un passo in più con le attività pensate per accompagnare la riflessione su questo libro: https://elesserofeliciecontenti.it/project/questa-e-bella-storia-rospella/

Altri libri sul tema

Imperfetta di Andrea Dorfman

Andrea ha sempre avuto un rapporto molto complesso con il suo grande naso, ed è in crisi con l’idea che il suo ragazzo, chirurgo plastico, oltre ad aiutare chi ha davvero la necessità di essere curato, operi persone sane solo per modificare piccole imperfezioni estetiche. “Un vero e proprio viaggio alla scoperta di sé, dal disagio e dalla percezione negativa del corpo durante l’adolescenza, all’accettazione e all’amore verso sé stessa. Difetti compresi.”

Le cose non quadrano… ci vogliono i cerchi! di Germano Pettarin

In aritmetica i numeri sono tutti importanti allo stesso modo? E i poligoni in geometria? Le risposte sembrano scontate: non si può fare a meno di un numero o di una figura geometrica né esiste un numero o un poligono più “bello” degli altri. Eppure nel mondo di Matematopia, dove numeri e poligoni vivono in quartieri rigorosamente separati, sembra che non sia così. Tra gli abitanti c’è chi si crede migliore, a spese di altri che invece sono mal sopportati: vengono considerati strani, ambigui, diversi. Ma quando se ne vanno allora sì che arrivano problemi davvero impossibili da risolvere!