Le avventure di CipollinoI rodariani sotto l’ombrellone hanno goduto quest’estate di un delizioso passatempo: una raccolta di rebus, enigmi e giochi di parole basati sulla produzione fantastica di Gianni Rodari, grazie alla fine mente di Marino Cassini. Così, nella postfazione al suo titolo, l’autore racconta di un incontro molto speciale: “Durante una ricerca sugli autori di libri per ragazzi presenti in filatelia mi sono imbattuto in un francobollo emesso, in onore di Rodari, riproducente le immagini di due suoi noti personaggi (Cipollino e il cavalier Pomodoro). Si tratta dell’unico francobollo sul maestro di Omegna e, purtroppo, non sono state le Poste italiane a emetterlo, bensí le Poste sovietiche.

Le avventure di Cipollino era allora popolare in Unione Sovietica, fino al punto di essere adattato come un balletto composto da Karėn Chačaturjan con la coreografia di Genrikh Mayorov, messo in scena nel 1974 dalla Taras Ševčenko National Opera e Balletto dell’Ucraina.

L’immagine ha subito riportato alla mia memoria un incontro con Rodari e una sua visita alla Biblioteca per ragazzi De Amicis di Genova che allora dirigevo.

L’incontro era stato preceduto da una sua conferenza su un tema a lui caro, la grammatica della fantasia, che aveva tenuto in mattinata alla presenza di un folto pubblico composto da insegnanti delle scuole elementari, della scuola magistrale e da studenti universitari del corso di pedagogia.

Un ricordo che col passar degli anni era andato via via svanendo nella memoria ma che aveva lasciato tracce. Una in particolar modo: quella legata alla magia delle parole e alla considerazione che la parola non è mai fine a se stessa.

Una parola, infatti, pur suggerendo l’idea di un oggetto preciso, può al tempo stesso contenere altri significati.

Prendiamo per esempio la parola «cuore». Definisce un muscolo del corpo umano, ma, in contesti diversi, può anche indicare bontà (persona di buon cuore), centro (il cuore della città), la sede dei sentimenti (amore, odio), un seme delle carte da gioco, il nome di un mollusco (il cuore di mare), di un fiore (il cuore di Maria). La parola in questi casi assume una ambiguità e una polivalenza semantica.

Ricordo che Rodari accennò all’enigmistica e all’importanza che quest’arte può rivestire in campo pedagogico.

Nell’enigmistica, infatti, molti giochi sono basati su questa possibilità che la parola offre.

La parola è simile a una palla di gomma che viene scagliata contro un ostacolo: nell’urto si deforma e rimbalza, e nel rimbalzo successivo si deforma nuovamente ma in modo diverso.

A questo proposito i greci parlarono di parole anfibologiche, di espressioni che nel discorso possono assumere un’ambiguità sintattica o semantica e dunque interpretabili in modi diversi a seconda del modo di leggerle.

Per esempio, l’enunciato «posso sollevare un uomo con una mano sola» potrebbe significare sia che si può sollevare un uomo con l’uso della propria mano, sia che si può sollevare un uomo che possiede una sola mano, avendo perso l’altra in un incidente.

Giocare con le parole usate da Rodari per «battezzare» i capitoli dei suoi libri (fiabe, racconti, novelle, poesie, filastrocche) è, quindi, lo scopo di questo lavoro che consiste nel costruire un enigma partendo dalla soluzione e invitare il solutore a scoprire il titolo.

E il solutore, a giochi risolti, potrà dire, usando una sciarada: «Perbacco! Ho concluso un bel lavoRO DA RIcordare».

Marino Cassini, Ricordi di un incontro con Gianni Rodari, postfazione a ‘Un libRO DA RIsolvere’, Einaudi Ragazzi.