Ecco perché quando ci chiediamo se nostro figlio sia diverso, la risposta è sì.

Perché i bambini non conoscono la diversità

Se devo essere sincera, per il momento, non mi è ancora capitato di dover trattare il tema della diversità con i bambini che frequentano la mia struttura. Vi spiego anche il perché. I bambini che frequentano lo spazio gioco e l’asilo nido della mia città sono tutti bambini molto piccoli, d’età inferiore a tre anni. Il bambino a quell’età è un essere istintivo, non razionale, che non sa cosa sia la diversità fino a quando non arriva il momento in cui mamma e papà fanno chiarezza.

Per il bambino di due-tre anni tutti gli esseri umani sono uguali e non esiste un diverso. Per i bambini di quell’età non esistono differenze; sanno che loro, come gli altri: fanno i capricci, ridono, piangono, giocano, dormono. Gli adulti, razionali, condizionati dalla società e dai media vedono quello che bambini così piccoli ancora non vedono: la diversità. I bambini sono fortunati, i bambini vedono altro, vedono la bellezza, la bruttezza ma non la diversità.

Quasi ogni giorno al lavoro devo chiedere ai genitori di non fare confronti tra i bambini. Molte madri si chiedono perché il loro bambino non parla, non cammina, non gioca con gli altri, urla, fa i capricci; ma la domanda che davvero dovrebbero porsi è: mio figlio è diverso? La risposta è sì! Tuo figlio è diverso perché è unico, e nella sua unicità sono racchiuse risorse, capacità, competenze. Basta solo andare oltre con lo sguardo.

Tea e Marcello: carota e pisello, un libro per spiegare la diversità ai bambini

Questo è quello che vuole trasmetterci Morag Hood nel suo nuovo libro: Tea e Marcello, carota e pisello. Marcello è un verde pisello e anche i suoi amici sono tutti piselli. Tutti, tranne uno: Tea. Tea è arancione, è alta e slanciata, Tea è una carota, non è un pisello. I due vegetali pur essendo così diversi nella forma e nel colore diventano amici per la pelle.

Attraverso questa storia, Morag Hood abbatte le barriere della diversità. Nel leggerlo, saranno più che altro gli adulti a rendersi conto che, pur essendo molto diversi nell’aspetto tutto sommato siamo tutti uguali. Che siano bianchi, gialli, neri, grassi, magri, carote o piselli in fondo non conta. Ognuno avrà qualcosa da dare ed esperienze da condividere.

Credo che sia molto più semplice parlare di diversità ai bambini che agli adulti. Anche se siamo grandi abbiamo molto da imparare, a volte persino i nostri figli sono insegnanti migliori di noi.

Sicuramente se dovrò affrontare l’argomento mi soffermerò sulla lettura di Tea e Marcello, carota e pisello e non mi farò alcuno scrupolo, anzi, lo consiglierò sicuramente ai genitori.

Qualcuno di voi ha dovuto affrontare l’argomento a scuola o casa? Anche voi lo ritenete un argomento da trattare a fondo soprattutto con i ragazzi?