Può la carrozza di Cenerentola passare di moda? A quanto pare il rischio c’è ed è concreto, viste le numerosi iniziative editoriali che propongono un immaginario dove le Principesse preferiscono alla scarpetta di cristallo le battaglie per i propri diritti e per la propria indipendenza. Basta ai sogni di carrozze trainate da bianchi cavalli, via libera alle eroine più moderne e pronte a capovolgere gli stereotipi di genere stratificati nell’immaginario collettivo. Le case editrici partecipano attivamente a questo processo di svecchiamento dei modelli femminili delle fiabe e cercano di rimpiazzarli con personaggi che lottano, si sporcano le mani e inseguono obiettivi incuranti delle difficoltà che troveranno davanti al loro cammino.

Il tempo delle antifavole

Riunire in un libro per ragazze le affascinanti e motivanti storie di Frida Kahlo, Elisabetta I, Serena Williams e Zaha Hadid? Detto fatto! Grazie ad una fortunata campagna di crowdfunding su Kickstarter, sarà pubblicato negli Stati Uniti entro la fine dell’anno Goodnight Stories For Rebel Girls, una raccolta di anti-favole della buonanotte da leggere alle future donne di domani (in Italia probabilmente edito da Mondadori). Un’iniziativa che mostra con semplicità alle piccole destinatarie come non esistano ruoli predefiniti da rispettare, e come ciascuna sia libera di scegliere il proprio futuro, da difendere e inseguire con tenacia e determinazione.

Anche in Italia c’è fermento, come testimonia la trasposizione della collana argentina Antiprincipesse dalla casa editrice Rapsodia, che vede Frida Kahlo come protagonista del primo volume. Una figura, quella della pittrice messicana, che sembra essere presa come punto di riferimento dell’ideale di donna che vuole scrollarsi di dosso ogni etichetta, ed essere libera di plasmare a piacere il proprio futuro.

Nuove eroine per tempi moderni

Questi recenti esempi letterari proseguono un trend che non nasce dal nulla e trova degli importanti esempi italiani. Le collane Sirene, e Belle, Astute e Coraggiose (entrambe edite da EL Edizioni) raccontano da un lato le storie dell’eclettica Peggy Guggenheim, o della pittrice Artemisia Gentileschi, mentre dall’altro propongono coraggiose bambine-drago che imparano l’importanza del rispetto per il prossimo. Anche Principesse Favolose (edito da Emme) affronta il tema in maniera scanzonata ed intelligente: giovani principesse terrorizzate dall’idea di finire addormentate per sempre, o con il piede malandato per colpa della scarpetta, e altre che barattano volentieri la propria posizione sociale per diventare streghe felici.

Anche la collana di Harry Potter ha proposto un modello femminile piuttosto anticonvenzionale con il personaggio di Hermione: indipendente, tenace e artefice della propria carriera, non le viene mai regalato nulla e conquista successi grazie al temperamento e alle qualità personali. Persino in amore le sue scelte si discostano dalle trame tradizionali, visto che preferisce il pasticcione Ron al protagonista della saga.

E i maschi? In crisi d’identità

Una domanda sorge spontanea: di fronte a questo avvolgente fermento di potere femminile che fa l’uomo? In casi letterari recenti come quello famosissimo di Hunger Games, che ha dato vita anche ad una saga cinematografica di successo, gli uomini assumono ruoli sempre più marginali: o sono cattivi, come lo spietato Presidente Snow, oppure vengono relegati al ruolo di comprimari segretamente innamorati che vivono all’ombra della protagonista, dalle cui scelte dipende non solo il futuro di una nazione, ma anche la loro possibile realizzazione sentimentale.

Anche il cinema d’animazione alimenta questo filone narrativo e trova in Frozen uno dei suoi esempi più fulgidi. La storia di Anna e Elsa, principesse sorelle legate indissolubilmente e impegnate a superare i loro contrasti tra magia, intrighi e pupazzi di ghiaccio viventi, punta forte in questa direzione. Le classiche storie d’amore fiabesche sono abbandonate in tronco, per dare maggior valore alla piena conoscenza della propria identità e ai legami più intimi della sorellanza.

I personaggi maschili risultano, anche in questo caso, permeati da un ruolo neutrale, come nel caso di Kristoff, oppure sono infidi, furbi e senza scrupoli come Hans, principe dalle fattezze delicate e rassicuranti, ma solo all’apparenza. Il ruolo del maschio macho è in crisi, e lascia il passo a dei (co)protagonisti più fragili, in balia delle decisioni e delle scelte arbitrarie delle indiscusse leader.

 

La scommessa è quella di proporre degli antieroi positivi anche per i ragazzi, senza correre il rischio però di individuare dei ruoli eccessivamente progressisti e sbilanciati. È li che si giocherà una importante sfida, che dovrà essere accolta da editori e scrittori, per dare un nuovo ruolo anche agli smarriti principini azzurri orfani della propria sbiadita identità.

E voi? Quali esempi di antieroine e antieroi apprezzano i vostri ragazzi? Dove li incontrano i vostri studenti o i vostri figli? Libri, film, serie televisive? Quali si stanno imponendo tra i gusti dei più piccoli?