Affrontare il problema del bullismo in casa, nelle scuole, sui media è oggi imprescindibile per aiutare le vittime a scardinare il frequente silenzio in cui si rifugiano. Spesso il primo passo verso l’uscita da questa prostrante condizione è il dialogo con una figura di adulto-educatore di fiducia, che non di rado si identifica con un insegnante, poiché l’ambiente nel quale si rileva la maggior parte degli episodi di bullismo è proprio la scuola.
Da questo contesto la scrittrice e insegnante Giusi Parisi, nel suo ultimo libro intitolato “Io, bullo”, prende ispirazione da esperienze personali vissute dietro la cattedra e ci racconta una storia da un punto di vista capovolto: quello del bullo stesso. Ne nasce così uno spunto di riflessione alternativo per capire da quale tipo di problematiche si generi questo fenomeno, quali siano gli atteggiamenti che definiscono un bullo, ma anche come comprenderlo e ‘smontarlo’, aiutandolo insieme alla vittima.
Scopriamo insieme dalla voce di Giusi qualcosa di più sul suo racconto.

Giusi ParisiDa autrice-insegnante, hai fatto il ‘salto della cattedra’, scrivendo una storia dal punto di vista del bullo. Che cosa ti ha aiutato ad entrare ‘nella testa del bullo’?

Fare il “salto della cattedra” non è mai semplice per un insegnante e tuttavia è necessario per riuscire a comprendere determinati atteggiamenti che si manifestano in classe, volontariamente o involontariamente. È un passo decisivo che viene spesso erroneamente identificato con l’appiattimento dei ruoli e che invece vuol dire cercare di comprendere empaticamente l’altro per capire il problema e cercare insieme delle soluzioni.
A entrare “nella testa del bullo” mi ha aiutato dapprima l’osservazione diretta dei suoi atteggiamenti, gestuali e verbali, e poi i dialoghi con il bullo stesso, che gradualmente e con fatica ha aperto un piccolo spiraglio dal quale mi ha svelato le diverse sfaccettature del suo io e la loro provenienza, la loro causa.

La scelta di trascurare, non menzionandole nella storia, le risorse digitali comuni tra i ragazzi di oggi, da quale volontà è dettata?

La storia raccontata è ispirata a fatti realmente accaduti in cui le risorse digitali hanno avuto solamente un ruolo marginale. Ho preferito perciò non menzionarle anche per dimostrare che è soprattutto nelle relazioni reali, e non virtuali, che nascono antipatie, prepotenza, omertà, silenzi, paure, insicurezze. Il piano virtuale è solo un luogo, altro ed estremamente dannoso, in cui il fenomeno del bullismo prende forma e dilaga più velocemente che altrove.

Quanto spazio hai complessivamente concesso all’autobiografismo nella versione finale della storia? Decidere il peso delle esperienze da te realmente vissute è stato oggetto di dibattute o spontanee riflessioni?

Direi dibattute riflessioni, non c’è alcun dubbio. L’autobiografismo è presente laddove ho sentito forte la necessità di raccontare la realtà da far capire non solo ai ragazzi, ma anche agli adulti. Spesso, e giustamente, si narra di come si sentono le vittime di bullismo. Ma questa strada allontana da quella che porta verso il bullo che, come la vittima, vive dei complessi e dei disagi personali che manifesta in maniera del tutto opposta. Credo che il fenomeno del bullismo si possa combattere comprendendo il bullo e avvicinandosi a lui, ma sempre con prudenza e solo quando lui lo permette.

L’esperienza della lettura (ad alta voce) come momento di appassionata condivisione emotiva, di cui si narra ad un certo punto della storia, è realistica nella tua esperienza? Il bilancio spesso negativo della pratica di lettura personale durante l’adolescenza corrisponde alla realtà? Quali sono i limiti a una pratica più assidua?

L’esperienza della lettura ad alta voce è realistica e ha rappresentato un significativo ponte di comunicazione tra me e quella difficilissima classe di cui narro solo alcuni aspetti. Ricordo ancora i visi dei ragazzi dapprima inorriditi, poi stupiti, infine addolciti durante la lettura delle prime pagine del primo libro portato in classe. Avevo iniziato a fare qualcosa che probabilmente nessuno aveva mai fatto per loro: leggere.
I ragazzi sì, leggono sempre meno, ma io credo che non corrisponda a realtà l’affermazione troppo sbrigativa “ai ragazzi non piace leggere”. Perché ai ragazzi piace leggere, eccome! Bisogna solo invogliarli con le giuste letture e allora è necessario che anche gli adulti leggano libri per ragazzi così da poterli consigliare al meglio e dare loro, per quanto possibile, ciò che cercano, ciò di cui hanno bisogno.

Qual è il sistema di valori dei bulli? Chi sono i loro modelli?

I modelli dei bulli sono ciò che loro vorrebbero essere e dai quali sono lontani anni luce. I forti, quindi, quelli che non si fanno mettere in testa i piedi da nessuno e che comandano senza alzare la voce. Coloro che dimostrano di non avere mai problemi perché nessuno glieli crea e che ottengono tutto ciò che vogliono. Sono anche quelli che hanno la vita facile, diversa da quella del bullo che spesso, invece, vive una situazione familiare a dir poco complessa.

Copertina - Io bullo - ParisiL’attitudine del protagonista di ‘guardarsi allo specchio’ moralmente e riflettere su se stesso (a cui fa riferimento forse il titolo del libro), è riscontrabile anche nei bulli reali, o nel racconto rappresenta un auspicio e uno strumento di riabilitazione?

Raramente il bullo sa di essere bullo. Dice di se stesso che è forte e figo, che è il più bello o la più bella della classe, che comanda lui o lei. Anche gli amici o le amiche fedeli non sanno di affiancare il bullo. Capita spesso, però, che quando qualcuno, in particolare un adulto autorevole e da lui rispettato, lo mette davanti alla realtà, ecco è lì che subentra la riflessione su se stesso. Il mio consiglio, perciò, è quello del dialogo con chi commette atti di bullismo. Perché solo il dialogo, paziente e sereno, ha il potere di aprire le porte.

 

Come sei riuscita a raggiungere una scrittura ‘limpida e aperta’, come l’hai definita tu stessa?

Penso che mi abbia aiutato molto l’essere insegnante e stare con i ragazzi, ascoltarli, osservarli, viverli. La mia intenzione era quella di scrivere per loro e lanciare un messaggio importante. Spero tanto che lo colgano!

Dopo un esordio così ‘forte’ come autrice di racconti per una fascia d’età preadolescenziale, quale potrebbe essere il prossimo tema su cui scrivere?

Penso di continuare a scrivere per questa fascia d’età, in particolare sto pensando a qualcosa di storico e importante, ma non voglio svelare. Mi piacerebbe molto scrivere anche per la fascia young adult per la quale sento l’esigenza di affrontare tematiche “urgenti” basate su fatti realmente accaduti. Vedremo…

Nessuno oggi può esimersi dallo sforzo di comprendere e cercare il modo di contrastare il fenomeno: imparare a ‘smontare’ un bullo si può e si deve fare.