La veste grafica di un libro ci limita molto al momento dell’acquisto, meglio liberarsene. È questo il senso di un’iniziativa lanciata da una catena di librerie australiana con il nome eloquente di “appuntamento al buio con un libro” (Blind Date with a Book).

Chi vi entra troverà libri di un solo colore: il marrone della carta da pacchi che li avvolge (come si può vedere dalla pagina Instagram), con solo alcuni termini per orientare il futuro lettore, come per esempio: “commedia dell’orrore, magia urbana, rivincita femminile.”

Via quindi tutto il resto: via titolo, nome dell’autore e mini-biografia, via introduzione alla trama sui risvolti, e soprattutto via la protagonista principale, ovvero la copertina. Un colpo dritto al cuore di tutti quegli elementi che, da soli o insieme, influenzano concretamente la scelta di un libro.

Ma tale influenza è davvero così nefasta?

Gli editori sembrano pensarla diversamente, a giudicare dal gran lavoro che c’è dietro la veste grafica di un progetto editoriale. Intendiamoci: lo scopo finale della copertina è proprio quello di spingere a comprare un libro anche senza conoscerlo. Nel suo aspetto esteriore convergono però altri fattori, come l’espressione artistica dell’illustratore e (se ha un certo peso) le esigenze dell’autore.

Dall’altro lato della copertina ci sono ovviamente loro, i lettori, che invece sembrano aver gradito molto l’idea di un appuntamento al buio con il loro prossimo acquisto. Secondo la proprietaria di uno dei negozi della catena australiana, rendere i libri anonimi funziona perché rimuove ogni responsabilità.

Insomma, le probabilità di scegliere un titolo sbagliato rimangono le stesse, ma almeno si può rischiare a cuor leggero e senza troppi patemi d’animo.

E voi cosa ne pensate, amici lettori? Al momento di scegliere un libro per voi stessi o per gli altri amate il rischio o preferite andare sul sicuro? È meglio sbagliare a ragion veduta o affidarsi a poche neutre parole?

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